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giovedž, 2 aprile 2020
Beni culturali

Is Pardinas


Is Pardinas

definizione:  insediamento
funzione:  abitativa
catasto:  foglio:37 - particella:
I.G.M.:  foglio:234 I S.O. S. Isidoro
uso attuale:  coltura-vigneto
cronologia:  I metà IV-II metà III millennio a.C.
ambito culturale:  Cultura di Ozieri

Descrizione:
I resti del villaggio di Is Pardinas/Su Priogheddu affioranti in superficie, sono costituiti esclusivamente da materiali archeologici e resti di pasto, in quantità e distribuzione variabili. Nella stazione non si nota alcuna traccia in superficie delle abitazioni o di altre strutture. Infatti, anche qualora esse fossero state anticamente costruite con muri di pietra, tutto il materiale che doveva costituirli è stato asportato nello spietramento pressoché totale dei terreni. In superficie non si distinguono i residui dei lembi archeologici, ricchi delle ceneri e dei carboni dei focolari, ottenuti dal disfacimento di sostanze organiche, sintomo questo della costante e continua presenza dell'uomo. Nei siti archeologici in cui è possibile osservarli, questi strati si differenziano più o meno nettamente sia dall'humus superficiale che dal terreno naturale rimasto intatto al di sotto di esso, intorno ai fondi delle capanne, ai silos e alle discariche. Ma in assenza di scavi non esiste a Is Pardinas/Su priogheddu la possibilità di verificare questo fenomeno, poichè mancano sezioni verticali del terreno, mentre in superficie la costante lavorazione di vigneti ha cancellato ogni differenza di colore tra l'humus e gli strati archeologici. Oggi, tutta la zona mostra un suolo di colore ocra che diventa grigiastro più o meno scuro nelle zone dove presumibilmente l'insediamento umano è stato più intensivo nel tempo. Tuttavia la coltura della vite non determina uno sconvolgimento completo del terreno poiché non comporta una aratura in profondità, ma si limita alla creazione di fosse per la sistemazione dei ceppi e allo scasso superficiale del terreno. Questo fa ritenere che, al di sotto dello strato poco profondo che interessa i lavori agricoli, gran parte dell'insediamento archeologico si conservi intatto. Se quindi si decidesse di procedere ad uno scavo stratigrafico, anche parziale, nell'area della stazione, si potrebbero ricavare dati utili per determinare la tecnica costruttiva, la forma, le dimensioni, il numero e la disposizione delle abitazioni, delle officine e delle altre strutture del villaggio preistorico. Tutto questo, allo stato attuale della ricerca non è possibile. Oggi si può avere un'idea generica dell'andamento planimetrico dell'abitato e del tipo di vita condotta nel villaggio, attraverso la distribuzione dei materiali ceramici e litici nonché dei resti di pasto che si raccolgono in superfice, caratterizzati da una maggiore o minore concentrazione a seconda dei punti.

Osservazioni:
L'inquadramento culturale dei reperti del villaggio risulta da un esame comparativo condotto su un particolare gruppo di materiali preistorici sardi. Essi provengono da varie località dell'isola, da contesti di tipo abitativo, funerario o cultuale, da stazioni all'aperto, da grotte naturali, da grotticelle artificiali, da ripari sottoroccia, ed anche da edifici megalitici di vario genere. In gran parte, questi materiali costituiscono un insieme articolato e complesso ma nello stesso tempo organico, appartenente alla composita cultura di Ozieri; in parte minore sono riferiti ad aspetti culturali diversi ma più o meno strettamente legati o dipendenti da essa.

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