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martedž, 12 novembre 2019
Beni culturali

S. Maria in Cepola - Via Santa Maria, s.n.


Chiesa di S. Maria in Cepola

definizione:  chiesa
tipologia:  a navata unica
funzione:  cultuale
ubicazione:  via Santa Maria, s.n.
catasto:  foglio:23 - particella: 1029
I.G.M.:  foglio:234 IV S.E. Cagliari
uso attuale:  culto
cronologia:  XII sec. - XVII sec.
ambito culturale:  romanico
autore:  maestranze locali

Descrizione:
La facciata dell'edificio, l'unica ad essere interamente visibile dal cortile, è realizzata in muratura a sacco coperta di intonaco, ha il terminale piatto coronato da merli dentati, secondo un uso gotico catalano affermatosi in Sardegna probabilmente nel S. Giacomo di Cagliari e protrattosi per tutto il XVII secolo. La sovrasta un semplice campanile a vela, ad una sola luce dall'arco a a tutto sesto, in asse con la finestrella rettangolare e la sottostante porta della stessa forma, ambedue di fattura relativamente recente. Il fianco destro dell'edificio, inserito nel cortile di una delle case confinanti è, in parte in pietrame e malta come la facciata, in parte in bei conci regolari legati da poca malta secondo una tecnica tipicamente romanica. Al centro della muratura è visibile una centina ad arco a tutto sesto che incorniciava una porta attualmente murata. Del prospetto sinistro, quasi completamente nascosto dalla dalla costruzione adiacente, è visisbile solo la parte alta che presenta caratteristiche costruttive analoghe a quelle del prospetto destro.. Entrambi i muri sono stati certamente sopraelevati rispetto ad un primo impianto della chiesa. Il corpo dell'abside è inghiottito dalla casa retrostante e il paramento esterno non è visibile perché mascherato da una tramezzatura. Internamente la chiesa ha una sola navatella conclusa ad oriente dall'absidiola semicircolare realizzata in opera quadrata anche nell'archivolto, oggi lievemente ogivale accusa di un recente maldestro restauro che ne ha trasformato l'originaria forma a tutto sesto. L'abside, voltata a semicatino presenta al centro una piccola monofora dall'arco a pieno centro e dalla strombatura verso l'interno; l'arco che la incornicia è impostato su due mensole di cui, quella sinistra, costituita da listello e quarto di cerchio, è simile a quelle che interrompono l'arco della bsidi della chiesa vittorina di S. Lorenzo in Cagliari, l'altra è invece resa illegibile dall'usura. Sull'alto dei muri laterali si aprono due semplici finestre rettangolari, simili a quella del prospetto principale. La copertura, in legname, risale a due periodi diversi ben leggibili dalle differenze dell'intradosso.

Notizie storico-critiche:
L'edificio, ubicato in un area interessata da preesistenze tardo romane, è documentato sin dall'XI secolo, periodo in cui circondava l'antico villaggio di Cepola dal quale prende l'appellativo. Nel 1089 figura tra le chiese che il giudice di Cagliari Costantino donò all'Ordine dei Vittorini. Nel 1119 l'arcivescovo di Cagliari Guglielmo riconfermò il possesso della Basilica di S. Saturno di Cagliari e delle sue pertinenze, tra cui era appunto compresa la Chiesa di "S. Maria di Sebollu". Di recente è stata proposta come data della sua edificazione il periodo compreso tra il 1141 ed il 1150, ipotizzando che i Vittorini avessero ricevuto in donazione un edificio in stato di rudere che dovettero quasi integralmente ricostruire utilizzando parte del materiale di spoglio preesistente. L'ultima testimonianza attestante la proprietà ai Vittorini è una lettera del 1218 in cui il papa Onorio III confermava la protezione apostolica per il Monastero di S. Vittore ed elencava i possedimenti e le chiese deipendenti dal S. Saturno. Non è noto quando l'edifico cessò di essere proprietà dei Vittorini ma già nel 1341 la chiesa risulta nel registro delle decime versate all'arcivescovo. L'edificio col tempo cadde in abbandono a causa probabilmente del poverissimo reddito ad essa attribuito. Alcuni documento dell'inizio del XVIII secolo attestano comunque che l'edifico fu in parte ricostruito nel XVII secolo. Già da quel periodo l'edificio era per la città un importante centro di culto per la vergine; nel 1689 era denominato "la Iglesia de la Conception" e spesso nei secoli successivi, fino al XIX secolo, è individuta con i nomi di "Cibuddas", "Chibuddas", "Cipolla" .

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