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martedž, 12 novembre 2019
Beni culturali

S. Agata - Piazza Azuni


Chiesa di S. Agata

definizione:  chiesa
tipologia:  a cappelle laterali
funzione:  cultuale
ubicazione:  piazza Azuni
catasto:  foglio:30
I.G.M.:  foglio:234 IV S.E. Cagliari
uso attuale:  pubblico
cronologia:  XII, XIII (fine), XIV (inizi), XVII
ambito culturale:  romanico; gotico-catalano

Descrizione:
La chiesa, orientata ad est, presenta una modesta facciata a capanna con portale rettangolare, lunettato e sovrastato da un oculo. La muratura è realizzata in pietrame e malta e il tetto, rivestito di tegole, presenta due livelli poiché è più alto nella parte che copre il presbiterio. Il prospetto laterale destro presenta tre cappelle ricavate tra i contrafforti che sostengono la spinta della volta della navata, la loro muratura è uguale a quella della facciata mentre il muro romanico che chiude il corpo centrale della chiesa è realizzato in opera quadrata e coronato da una cimasa di archetti pensili in parte a tutto sesto e a due ghiere. Il prospetto sinistro è in parte nascosto dal corpo del convento che vi si addossa inserendo un braccio del chiostro tra i contrafforti per cui è visibile solo la parte superiore del muro, in pietra squadrata, qui però coronato da archetti per la maggior parte a sesto acuto ad una e a due ghiere, alcuni dei quali con l'andamento dell'intradosso seghettato. Nel prospetto posteriore sporge il corpo rettangolare dell'abside, anch'esso ornato da archetti pensili con al centro una finestra in parte murata che era in origine una bifora gotica. L'interno dell'edificio è ad una sola navata con volta a botte scandita da due archi a tutto sesto impostati su mensole. Al presbiterio, illuminato da un oculo situato nella parete destra e leggermente sopraelevato, si accede attraverso un arco a tutto sesto. Il coro, con volta a botte, comunica con la retrostante abside tramite un arco a tutto sesto ed è collegato all'adiacente convento. L'antica cappella presbiteriale, oggi adibita a sacrestia, è coperta a crociera con costoloni e chiavi di volta in aggetto di gusto gotico; gli archi, sottolineati da nervature, nascono da quattro mensole angolari, due delle quali ornate da una figura umana mentre le altre due da una testa umana. Delle tre cappelle angolari la prima è voltata a botte con arco d'ingresso a tutto sesto, le altre due sono voltate a crociera con arco d'ingresso a tutto sesto più basso del precedente. La chiesa custodisce attualmente soltanto alcuni dei suoi antichi arredi poiché gli altri furono espropriati nel 1886. Il più importante tra essi è la pregevole pala ospitata nel presbiterio entro un classicheggiante altare ligneo del primi del '600. Il dipinto, ad olio su tela, raffigura una Crocifissione ed è attribuito al pittore genovese Orazio di Ferrari.

Notizie storico-critiche:
Nei documenti d'archivio non si hanno notizie della chiesa prima del 1291 ma in quella data esisteva già da molto tempo, come dimostrano gli scavi effettuati durante i recenti lavori di restauro, che hanno messo in luce i resti di una chiesa romanica dotata di una sola navata e di un'ampia abside semicircolare orientata a nord-est. Tali strutture databili, dal punto di vista stilistico, ad un periodo compreso tra il 1145 ed il 1160, andarono poi distrutte per motivi che ci sfuggono e con molta probabilità fu il vescovo del capoluogo isolano a promuoverne la ricostruzione dato il particolare affetto nutrito per l'edificio religioso documentato nella concessione delle indulgenze del giugno 1291 in cui viene affiancato all'importante Cattedrale di Cagliari. A conferma di questa ipotesi risulta inoltre da un inventario sulle rendite ecclesiastiche del 1365 che la chiesa e una vasta proprietà circostante appartenevano appunto al vescovo di Cagliari. Tra il 1280 e il 1300 sulle fondazioni della chiesa romanica fu dunque ricostruito il nuovo edificio secondo modi gotico-italiani, sempre ad una sola navata ma terminante con un'abside rettangolare. Col tempo l'edificio cadde in progressivo abbandono tanto che nel l'arcivescovo di Cagliari s'interessò perché venisse restaurata. Nel 1631 la chiesa e il terreno circostante, ancora patrimonio vescovile, furono ceduti dall'arcivescovo Ambrogio Machin ai padri cappuccini che la intitolarono a San Francesco e che edificarono il loro convento adiacente alla chiesa su cui intervennero notevolmente: rifecero infatti la facciata e tutta la copertura, eccetto quella dell'abside, e suddivisero lo spazio in modo da ottenere un'ampia zona presbiteriale separata dal retrostante coro e dalla navata, secondo quanto prescriveva la costituzione del loro Ordine. I lavori per il nuovo complesso conventuale si protrassero molto probabilmente per anni se, entro il 1702, come riferiscono i documenti, erano sorte tre nuove cappelle sul lato destro. Nel 1866, in seguito alla soppressione degli Ordini monastici e all'esproprio dei beni, l'edificio fu ceduto al Comune; il convento fu sottoposto a consistenti restauri e a varie destinazioni e la chiesa, che aveva ormai perso gran parte dei suoi arredi, finì per essere sconsacrata nel 1902 e ceduta al Comune che la destinò ad altro uso. Nel 1926 Mons. Virgilio Angioni, a cui il Comune aveva concesso il convento per fondarvi l'opera del Buon Pastore, l'ottenne come cappella della sua casa di riposo e fu così affidata alle cure delle Suore dell'Ordine. L'Istituto religioso ha lasciato il Convento nel 1985 e la Chiesa continua ad essere officiata dal Clero di S. Elena. Nel 1990 è iniziata un'ampia campagna di restauri.

 

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