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mercoledž, 20 novembre 2019
Beni culturali

S.Andrea - via Scoa is Molentis


Chiesa di S.Andrea

definizione:  chiesa
tipologia:  a navata unica
funzione:  cultuale
ubicazione:  via Scoa is Molentis
I.G.M.:  foglio:234 I S.O. S. Isidoro
uso attuale:  culto
cronologia:  XV - XVII sec. (metà)
ambito culturale:  catalano-aragonese

Descrizione:
L'edificio è costituito da una sola spaziosa aula rettangolare orientata a nord-est, dove la zona presbiteriale è sottolineata semplicemente dalla sopraelevazione del piano di calpestio. Ne permettono l'illuminazione la grande bifora di fattura moderna aperta nel retroprospetto ed il rosoncino tardo gotico catalano che decora la facciata, sovrastando la porta di ingresso. La copertura, d'incannucciato su capriate di ginepro, grava, tramite mensole lignee variamente intagliate, su dieci pilastri perimetrali. Questi ultimi si allargano in alto con due successive modanature a quarto di cerchio e consentono così di ridurre la luce delle capriate ampliando contemporaneamente lo spazio della navata. Lo stesso concetto costruttivo caratterizza l'architettura della porta principale: di forma rettangolare con gli angoli superiori muniti di due mensole a quarto di cerchio che riducono l'ampiezza dell'architrave sovrastante. I pilastri non presentano concatenazione con i muri laterali cui aderiscono poiché, assieme al tetto, sono successivi al primo impianto della chiesa, come è confermato dall'analisi stilistica e strutturale degli elementi architettonici esterni. Ciascuno dei prospetti laterali è sostenuto da tre contrafforti: tra quelli del prospetto destro sono ricavati alcuni ambienti che accolgono la sacrestia e i festeggiamenti annuali; quelli del lato sinistro sono invece completamente liberi. Di essi la seconda coppia soltanto coincide con i pilastri interni che, sostenendo da soli il peso del tetto, vanificano l'esistenza dei primi; i contrafforti nacquero pertanto in funzione di una precedente copertura che si presume fosse, sempre in legno, ma su archi ogivali a diaframma. Il prospetto principale è concepito secondo schemi propri del gotico catalano sardo: lo conclude un terminale piatto percorso da una cornice modanata e coronato da merli dentati. A differenza di altri edifici analoghi (S. Pietro di Assemini, S. Giacomo di Cagliari) nel S. Andrea il terminale gira ad angolo retto e corona per un breve tratto i muri laterali ed è probabile che che continuasse per tutto il resto dei fianchi come nella chiesa di S. Ambrogio di Monserrato. Al lato sinistro del prospetto principale si addossa un quarto contrafforte ortogonale all'edificio e risolventesi in alto in una voluta a duplice inflessione. Tracce residue nello spigolo destro del prospetto rivelano l'originaria presenza di un contrafforte compagno, demolito certamente quando si costruì uno degli ambienti cui si è fatto cenno. La facciata del Sant'Andrea è preceduta da un rudimentale loggiatino chiuso a destra da una delle stanze addossate al prospetto e a sinistra da un muretto in ladiri. La copertura è impostata frontalmente su tronchi dello stesso legno secondo modi riscontrabili in molti loggiati costruiti tra la seconda metà del XVI secolo e la prima metà del XVII presso le chiese campestri sarde. L'altra piccola loggia è stata ricavata tra i due contrafforti che comprendono l'ingresso secondario aperto nel lato destro della chiesa; il suo tetto grava, oltre che sui contrafforti, su di una colonna costituita da elementi di spoglio tardoantichi sovrapposti, simile al frammento di colonna inserito nella muratura del contrafforte destro e ad un altro presente alla base di uno dei pilastri interni. La chiesa custodisce altri elementi architettonici tardoromani: tre frammenti di colonna ed una base cui è stato sovrapposto un capitello corinzio usato come acquasantiera, tutti provenienti da un edificio preesistente o situato nelle immediate vicinanze.

Notizie storico-critiche:
In assenza di notizie certe sulla data di costruzione dell'edificio si può dedurre che esso, sulla base di analogie strutturali e stilistiche, sia stato eretto nel secolo XV da muratori quartesi che cercarono di riprodurre gli esempi della non lontana chiesa cagliaritana di San Giacomo e, con ogni probabilità, della preesistente parrocchiale di Sant'Elena. L'edificio, facile da raggiungere perchè vicino al mare, era spesso meta di pirati barbareschi. Per questo motivo l'ordinanza del vicerè Conte Alfonso D'Eril, del 1621, vietò che i pellegrinaggi alle feste di Sant'Andrea ed altre chiese campestri vicine al mare avvenissero di notte. L'edificio subì un importante restauro, presumibilmente nella seconda metà del XVII secolo, quando cioè le sagre campestri ebbero particolare sviluppo. Nel 1647 i lavori di Sant'Andrea erano in atto e continuarono certamente sino al 1651 con la presenza di diversi "picapedreros" che certamente contribuirono al rifacimento del pavimento, del tetto e alla costruzione dei contrafforti e del loggiato. Nel 1793 la chiesetta e l'area limitrofa divennero campo di battaglia tra i miliziani sardi e i soldati francesi sbarcati al Margine Rosso per muovere alla conquista di Cagliari.

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